L’atelier di pittura
L’Atelier di pittura Espressione non è una scuola di pittura, ma un luogo che, per la propria disposizione e l’atmosfera che gli è propria, permette che sorgano le Tracce dell’Espressione e per le condizioni che vi sono create, favorisce l’emergere della Formulazione.
« Chiudersi un momento alle immagini che assalgono lo sguardo, per lasciare l’atto creatore tracciare unicamente le forme dettate dai movimenti del proprio organismo: come se non esistesse niente al di fuori delle proprie vibrazioni – ecco cos’è l’Espressione. » (Arno Stern)
Spazio chiuso, l’atelier è allestito solo per dipingere, è un luogo permanente : ogni settimana, la persona ritrova l’atelier tale e quale l’ha lasciato.
La persona che si occupa delle sedute non insegna, è al servizio delle persone che dipingono.
« Questo clima è la condizione per far emergere ciò che è profondamente sepolto in ogni essere. L’assenza di un destinatario, la libertà di lasciarsi andare a delle tracce non controllate dalla ragione, l’assenza di giustificazioni verbali, tolgono l’ipoteca delle parole sulle immagini.
Così viene tracciato sul foglio non ciò che nasce dall’intenzione, ma ciò che detta l’organismo. Questo è ciò che io chiamo “Formulazione“. » (Arno Stern)
Nell’atelier “C’è un’attività, […] un’atmosfera che circola; è un po’ particolare. Ma quando l’Espressione sorge si è… soddisfatti, semplicemente soddisfatti. Quando è il momento dell’Espressione, il momento in cui qualcosa sgorga, zampilla, ciò che sorge in noi è intenso. Abbiamo un bisogno e dobbiamo esprimerlo, spingerlo fuori. Lo tracciamo e poi siamo soddisfatti. Non abbiamo alcun bisogno di mostrare ciò che abbiamo fatto e, inoltre – lo comprenderemo un po’ alla volta – siamo estremamente soddisfatti che i nostri tracciati restino all’atelier. Nessun dipinto, tavola o tracciato esce dall’atelier. Tutti sono classificati per nome: ciascuno ha la sua cartellina; tutti sono datati, numerati, ma nessuno uscirà né sarà visto da altri. Dopo tutto non è male. E’ una delle condizioni della nostra libertà”. (1)

Le sedute
In occasione di ogni seduta all’atelier regna un’attività continua. Libera, ogni persona dispone del materiale comune, e dipinge sullo spazio del foglio che le è riservato. Una seduta conta fino a 12 persone, qualunque sia la loro età (bambino, giovane, adulto) Il materiale utilizzato in comune si trova al centro della stanza, sulla table-palette; vi sono disposti 18 colori con i loro pennelli.
Sono disponibili anche altri colori, o preparati a richiesta, sullo scaffale dei miscugli. Questo funzionamento permette di conservare i colori della table-palette, e di crearne altri a parte. Questo luogo si caratterizza per la sua permanenza: da una seduta all’altra lo si ritrova, immutato, tale come lo si era lasciato. Questo permette in particolare di non essere distratti dalla ricerca del materiale, e ciò porta maggiore libertà: perché l’utilizzo del materiale è semplice, ci si può consacrare interamente al proprio disegno.

Lo spazio del foglio
Il foglio è fissato al muro con delle puntine: il formato del disegno può ingrandirsi per adattarsi al bisogno. Si può allungare un foglio, e mettere tutti i fogli che si vuole, è illimitato. Ciò che conta, è che il disegno non sia limitato, né in un senso né in un altro. Questa possibilità – quella di fare dei grandi formati – non è che un esempio: il disegno può restare su una sola pagina e ciò dipende dall’individuo.
L’atelier è un luogo dove si riscopre l’atto adatto al proprio bisogno, e non ricalcando su un modello qualsiasi. Il “bisogno” si esprime anche in maniera più precisa, nel corso del tempo, e si viene all’atelier per ritrovare un luogo intimo, un luogo che ci è proprio che si condivide con altri. La scoperta – anch’essa illimitata – può allora cominciare.

Il non-sguardo
Durante la seduta, si può parlare di molte cose, di quello che si vuole e spesso ci sono delle intense conversazioni. Ma mai si commentano i disegni. Per chi scopre l’atelier, passato l’istante di sorpresa, è un grande sollievo. Finalmente un posto dove si può lasciare libero corso al proprio disegno, all’atto di tracciare senza che venga ostacolato, senza che chiunque intervenga o vi faccia degli apprezzamenti. Il bambino, l’adulto affrancato di nuovo dalle costrizioni esterne e arbitrarie, può lasciare scorrere liberamente le tracce che emergono, lasciarle svilupparsi e maturare. Allora nel corso del tempo, qualcosa in lui si fortifica, cresce, naturalmente. È l’intero essere che si schiude. Il responsabile dell’atelier, colui che conduce la seduta e si occupa di ognuno ne è solo un testimone.

1) Estratto dalla conferenza intitolata: “Dipingere in un atelier d’espressione, una pratica del Non-Fare“, di Régis Soavi.

